Installazione INNATURALE

L’evoluzione delle arti attraverso i secoli, i millenni, ha avuto con il lavoro, la massima espressione.
Il lavoro inteso come relazioni tra le abilità materiali, intellettuali, maestrie critiche e concettuali sono inscindibili e fondamentali nelle realizzazioni di manufatti artistici e opere d’arte. “È la mano che ha fatto l’uomo” la mano che ha fatto l’arte.

L’uomo senza mano

Pensare senza il corpo è come l’arte senza la mano, senza quella sensibilità che ci permette di pensare totalmente. Questa relazione tra il corpo, la mano, la mente, ha reso possibile lo sviluppo dei pensieri e delle arti: la mano come mezzo di conoscenza e sviluppo del pensiero, il disegno come mezzo espressivo del pensiero e strumento di conoscenza.
Il pensiero manuale, del fare, non è inferiore o meno complesso, rispetto al pensiero delle arti liberali. “Quanto è debitore il pensiero estetico , logico, critico, progettuale, analitico al lavoro della mano? Ai suoi pensieri materiali? A quali progressi l’umanità sarebbe approdata se i pensieri che l’uomo è stato capace di elaborare mentalmente fossero rimasti pensieri senza mani?”
Oggi il lavoro manuale è uscito dal progetto artistico e l’arte contemporanea non si sente così debitrice del passato, la “scelta” è solo mentale senza esperienza materiale, senza ripensa-menti, si è troncata la connessione con la natura, con l’oggetto, con il Motivo.
Il disegno non è più l’idea, nemmeno l’indizio di un processo, anzi, è considerato un limite alla scelta: quando disegno, io cerco di capire l’oggetto attraverso le esperienze (strutturali, formali ecc.), non esiste altra esperienza strumentale come il disegno che possa far comprendere l’oggetto, non come percorso ed esperienza mimetica, ma come processo conoscitivo.
Anche nelle Università, Accademie di Belle Arti, di architettura, nei Politecnici la pratica del disegno è scomparsa, nel migliore dei casi si utilizza solo il lato descrittivo. Nella selezione degli studenti si favoriscono le nozioni, il saper dire, rispetto al saper fare al saper disegnare.
Si sta perdendo progressivamente il contatto con la realtà, con il lavoro, con la produzione, con il sapere del fare. Non più lo sguardo nel vedere l’altro, ma solo indicatori virtuali possibili, immateriali, ombre di corpi ricostruiti, non più il contatto con l’altro.
La realtà non più percepita, frequentata con i sensi, con il contatto, ma esperita attraverso l’apparenza della virtualità , senza corpo senza con-tatto.
Il corpo non partecipa più nella percezione dell’altro, ma è percepito come ostacolo. L’arte si alimenta d’idea da altre idee, da scelte con altre scelte, da trovate con altre trovate.
È come il mercato finanziario: dai soldi si producono altri soldi, senza lavoro senza materiali, esso si auto riproduce, senza la partecipazione del corpo con l’altro da se, con umanità. Il corpo si affitta, il lavoro si affitta, anche l’esperienza si affitta, così che si allontana sempre più dal sapere reale. Fino a diventare un sapere alienato. S’immagina che le protesi informatiche, digitali, robotiche, possano sostituire la mano con i suoi saperi strumentali, materiali e mentali.
Assistiamo oggi a una babele di linguaggi individuali che non comunicano tra loro; che hanno la pretesa di essere spiegati ripetutamente dai mercanti attraverso i musei, le riviste specializzate per diventare linguaggio comune.
Non si comunica più, vi è una torre di potere, che preclude il contatto con la realtà, che preclude la comunicazione diretta tra gli uomini, nemmeno con gli animali. Al supermercato “democratico” compriamo non animali ma merci, animali mai nati, mai morti, smembrati dalla loro interezza, il frammento non ricostruisce la totalità, nessuno muore in questo mondo del frammento, la carne che sa troppo di sangue la rifiutiamo.
San Tommaso voleva toccare per avere la completezza dell’informazione, il corpo non solo come superficie ma corpo vero nelle forme reali. Questa totalità dell’informazione, della comunicazione oggi è proibita e ostacolata: i movimenti sovversivi, insurgentes dell’Africa settentrionale, si sono comunicati attraverso il web, sono diventati veri, reali nelle piazze e si sono incontrandosi.
I poteri globali hanno timore del confronto e dello scontro diretto, questi ultimi permettono di guardare e conoscere l’altro anche quando è nemico.
Nel passato nelle battaglie, negli scontri tra guerrieri, eserciti, gli uomini tenevano in mano la lancia la spada, avevano un contatto diretto, vedevano il nemico morente, udivano le sue urla, sentivano l’odore del sangue, oggi si cerca di evitare il contatto diretto e, quando avviene, esso produce uno shock nel soldato. Molti disertavano per paura, per gli orrori della guerra non per vigliaccheria, altri soldati sono impazziti, si sono suicidati dopo scontri ravvicinati; le urla il sangue.
Hanno inventato i bombardamenti a tappeto per non fare scontrare-incontrare gli uomini, per non alimentare il rifiuto della guerra. Il contatto diretto alimenta la conoscenza dell’altro e pone le basi per la pace; ma con le tecnologie avanzate, l’operatore può continuare all’infinito la guerra perché il rischio è minimo rispetto alle perdite umane del nemico. Si bombarda incessantemente da lontano, non si odono le urla e non si sente l’odore del sangue, sono chiamate anche guerre umanitarie.
Gli aerei invisibili, i Droni senza pilota, comandati da lontano, wargame senza rischio alcuno per l’operatore: nasce così la cosiddetta Guerra Pulita; “Pulita per l’utilizzatore di questi congegni e per gli spettatori, terribilmente sporca per le vittime tra la popolazione civile”. L’altro il nemico è senza volto, un numero, un obiettivo nello schermo. Primo Levi ad Auschwitz pensa al verso di Dante “Qui non ha luogo il santo Volto”, non c’è lo sguardo dell’io con l’altro. Uno spazio alienato senza con-tatto, senza comunicazione: il monitor, il pulsante, non sono il prolungamento della mano perché non c’è reale contatto, l’altro, è senza volto, muto e così deve restare. Questa separazione della mente dalla mano è storia recente ma già si percepiscono i danni, gli errori e gli orrori.
Un rosso saluto Maurizio Governatori.

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